
| ITALIAN INSTABILE ORCHESTRA
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La musica di questo disco è stata registrata al London Jazz Festival in quanto parte del tour Contemporary Music Network prodotto da Serius. La collaborazione con Matthew Bourne è stata commissionata specificatamente per questa tournee. La CMN (www.cmn.tours.com), fa parte del Arts Council England, e produce tours di alta qualità ed eventi di musica contemporanea ed ha sostenuto con gran piacere il tour inglese dell'Italian Instabile Orchestra nel 2005. Serious (www.serious.org) produce eventi di musica dal vivo di ogni tipo, collaborando con musicisti di ogni parte del mondo. Nel novembre di ogni anno produce anche il London Jazz Festival. Siamo lieti che in questo CD venga pubblicata la musica di questo grande concerto. Imprint Records IM015 iio non c'ero di Alfredo Profeta La sera del 12 novembre 2005, alla Purcell Room della Royal Albert Hall io non c'ero. And what we worry? direte voi, pure stai per parlare della musica contenuta in questo CD. Penso di averne qualche diritto solo per il fatto che sabato 14 luglio 1990 ero rinchiuso nel sottoscala dell'Hotel Miramonti, con qualche diecina di audaci e tre trombe, Pino Minafra, Guido Mazzon e Alberto Mandarini, il corno di Martin Mayes, il trombone (e tuba) di Giancarlo Schiaffini, i trombonisti Lauro Rossi e Sebi Tramontana, i sassofonisti Mario Schiano, Eugenio Colombo (anche flauto), Carlo Actis Dato, Daniele Cavallanti, Renato Geremia (anche al violino), Paolo Damiani, Bruno Tommaso al contrabbasso, Vincenzo Mazzone e Tiziano Tononi, batteria e percussioni. Sul mio taccuino ho trovato scarabocchiato qualche appunto, su quelli tra i miei amici cari spiati nelle ore precedenti a vergare su carta pentagrammata, notine di temi e arrangiamenti, Ippopotami di Eugenio Colombo, La Czarda dell'Aborigeno di Schiaffini, featuring il didgeridoo di Minafra. Anche l'anno successivo, era il 30 giugno, domenica, ero lì ad ascoltare l'esibizione dell'Orchestra che aveva cooptato i saxes di Gianluigi Trovesi e il piano di Giorgio Gaslini che cercò, con una composizione Pierrot Solaire, di catturare tempo e attenzione su di sè. Invece che nell'anfiteatro di Noci, una avversa situazione meteo (il vento spazzava la Murgia e gli spartiti dai leggii), eravamo stati relegati in un piccolo e rovente cinema teatro, dove venimmo stimolati, se la memoria non mi inganna, da un frizzante I Virtuosi di Noci di Bruno Tommaso. Nessuno allora avrebbe scommesso un soldo falso sul futuro della più instabile delle orchestre instabili. Invece lo zoccolo duro dei talenti e delle idee di quegli anni è qui in questo disco che siamo felici di ascoltare e orgogliosi di presentare. |