| Indietro | ||| Claudio Magris Corriere della sera 29/06/07 || Renzo Sanson Il Piccolo 19/06/07 |
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Nosotros, los escritores,
nos encargamos de dar color y colores
a todas las cosas,
principiando por las palabras.
 
Due sonetti di Fernando Del Paso
Tradotti da Giuliana Dal Piaz
secondo
 

Sonetos de la rosa enamorada de sí misma

¿A dónde fue la rosa, la más fina
entre todas, la rosa invertebrada?
Se fue la rosa tras la rosa amada,
la rosa elemental, rosa de harina.

La rosa cenital, rosa marina,
¿A dónde fue la rosa inmaculada?
Tras de su sombra se fue, tras de la nada,
la prodigiosa rosa cristalina.

¿Se deslumbró la rosa con su estrella?
No hay más hondo dolor, pena más honda,
que a la rosa, por rosa, la consuma.

¿Se fue la rosa tras su propia huella?
Se fue, sedienta de su amarga fronda,
ciega, la rosa, con su propia espuma.

 

Sonetti della rosa innamorata di se stessa

Dov’è andata la rosa, la più bella
di tutte, la rosa invertebrata?
Se ne è andata la rosa dietro alla rosa amata,
la rosa elementare, rosa di farina.

La rosa allo zenit, rosa marina,
dov’è andata la rosa immacolata?
Dietro alla propria ombra, è andata, dietro al nulla,
la prodigiosa rosa cristallina.

Si è abbacinata la rosa con la sua stella?
Non c’è più fondo dolore, pena più profonda,
che la rosa, per essere rosa, consuma.

È andata la rosa dietro alla propria scia?
È andata, assetata della propria amara fronda,
accecata, la rosa, dalla sua stessa schiuma.