![]() Salvatore Pica Vissi d'Arte 1968 - 2008 |
| Quarant'anni sui marciapieddi dell'Arte editing by Alfredo Profeta |
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L’arte è la creazione di situazioni Guy Debord Vissi d’arte: quarant’anni sui marciapiedi dell’arte 1968-2008 vuole dare testimonianza, delle più rilevanti iniziative nate dall’instancabile energia di Salvatore Pica. Nel testo ci sono i ricordi personali di amici e di alcuni fra quelli che hanno incrociato Salvatore Pica sul loro cammino, un’ ampia, raccolta di immagini: manifesti, copertine di cataloghi e libri, articoli di giornale, copie di comunicati e-mail – che testimoniano la quantità di mostre, dibattiti, convegni realizzati in questo lungo arco di tempo. Seguiamo i ricordi dolce-amari di Salvatore che tracciano, senza alcun pudore, il sentiero che ha percorso per realizzare il suo sogno di ragazzo: vivere d’arte. L’approccio all’arte e alla cultura come elementi aggreganti e di sostegno alla società si rivela l’inevitabile approdo per lui che, da ragazzo, aveva individuato soltanto nell’arte la via di fuga dalla Napoli del dopoguerra. «Vivevo – ricorda Pica - nella violenza psicologica pura diluita dei vicoli, nei dedali della Pignasecca. L’arte è stata un rifugio dal volgare quotidiano e mi ha aiutato ad uscire da una vita già segnata, chiusa in schemi già definiti.» Un giovane Pica sfruttò allora le varie opportunità che la città gli offriva per evadere da una realtà poco serena, coltivò i suoi interessi artistici coniugandoli con la precoce e impellente necessità lavorativa determinata anche dalla scomparsa, a pochi anni di distanza, di entrambi i genitori quando era ancora un adolescente. Allora: ai palcoscenici dei vari teatri napoletani che Pica calcò come comparsa, dai nove ai diciannove anni, alla sala di lettura della Biblioteca Nazionale e quella di ascolto della U.S.I.S. (la biblioteca americana di via Medina) dove si recava per ascoltare gratuitamente il jazz, si alternavano gli spazi della Rinascente, dove fu aiuto commesso, poi quelli della Olivetti, dove fu venditore di macchine da scrivere, e ancora altri luoghi e altri lavori: venditore di libri, di calzature, commesso in un mobilificio e poi aiuto commesso al centro “Fly” di Milano, dove incontrò finalmente il design. Si rifugiò anche come claquer al teatro San Carlo, attività che alimentano la categoria dello spirito perché tanto la carne va da sé. Nel design Pica riconobbe l’elemento di ricongiungimento tra la ricerca concreta di una stabilità economica e gli interessi artistici di ragazzo. «L’incontro con il design è stato per me l’incontro con l’idea della vita altra, con una sua progettualità. Il design - continua Pica – coincideva con l’idea del progresso, de “il bello per tutti”, se posso usare questo termine e per me che provenivo dai vicoli, che avevo svolto lavori sommessi si aprì un mondo. Venni in contatto con vari esponenti dell’editoria del design, della produzione e con gli stessi creativi per cui, da aiuto commesso, risentivo in maniera positiva, dei vantaggi di respirare l’aria di cui questi soggetti erano portatori.» L’esperienza milanese durò quattro anni, dal 1960 al 1963, durante i quali il design divenne per Pica il «pane quotidiano» ma soprattutto una «scelta di vita.» |